L’Italia e l’utopia del salario minimo

Credo onestamente che le argomentazioni economiche contro l’immigrazione siano di importanza secondaria. Anzi, che siano praticamente irrilevanti

David Card

David Card ha vinto l’11 ottobre il premio Nobel per l’economia insieme a Joshua Angrist e Guido Imbens.

Card è un professore di economia presso l’università di Berkeley, in California, specializzato in economia del lavoro. Il suo studio più importante ha contribuito a dimostrare, in maniera empirica, come l’aumento del salario minimo non comporti una diminuzione dei posti di lavoro.

Inoltre, Card è riuscito a dimostrare, tramite una comparazione tra Stati Uniti e Canada, come i salari vengano influenzati per nulla, o solo in maniera marginale, dall’immigrazione.

La posizione dell’Unione Europea sul salario minimo

È da anni che l’Unione Europea vuole accelerare sul salario minimo invitando i Paesi che hanno già un salario minimo obbligatorio “a verificarne l’adeguatezza”, e Paesi come l’Italia che puntano sulla contrattazione collettiva, a garantire un minimo anche ai lavoratori non coperti.

Una svolta è avvenuta il 28 ottobre 2020, quando la Commissione Europea ha proposto una direttiva per garantire che i lavoratori nell’Unione Europea siano protetti da salari minimi adeguati che consentano una vita decente ovunque lavorino.

Un anno dopo, la vittoria da parte di David Card del premio Nobel per l’economia è stata infatti accolta con favore da chi nella Commissione Europea sta lavorando sulla direttiva.

In Italia il salario minimo è ancora un’utopia

Il salario minimo in Italia non è stato nemmeno inserito nel Pnrr e i discorsi sul salario minimo vengono continuamente e in modo erroneo confusi dai sindacati con quelli sulla contrattazione collettiva. Per questa ragione la proposta di introduzione salta sempre, anche se il salario minimo potrebbe risolvere molti problemi.

Oggi, con il 26% di lavoratori poveri non può permettersi di riscaldare la loro casa, l’Italia è uno dei paesi che si trova più in alto nella classifica europea (si trova alla posizione #6). La media europea di lavoratori poveri che non può accendere il riscaldamento è del 15%. L’introduzione del salario minimo non dovrebbe mai lasciare i lavoratori preoccupati di accendere il riscaldamento.

Il salario minimo permetterebbe di affrontare anche alcune delle difficoltà legate al reddito di cittadinanza. Sembra infatti che molti italiani preferiscano continuare a percepire il reddito di cittadinanza invece di accettare lavori con stipendi da fame. Introducendo il salario minimo e riparametrando il reddito di cittadinanza in funzione di esso il problema sarebbe parzialmente risolto – resta ancora in campo il non banale lavoro sommerso.

Pensiamo anche a tutte quelle professioni il cui lavoro non è ancora inserito in un contratto collettivo ad hoc, come quelle dei lavoratori su piattaforma, ad esempio i riders. Se ci fosse un salario minimo in tutti questi anni il pagamento a cottimo e una serie di altri comportamenti scorretti da parte delle piattaforme si sarebbero evitati. Sui rapporti di lavoro avrebbe poi avuto il compito di intervenire la contrattazione collettiva per negoziare condizioni di lavoro adeguate.

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